
#1 Smettere di non essere realisti
Non siamo a metà strada. Non siamo nemmeno ad un terzo della strada: siamo all’inizio. E, purtroppo, raggiungere la fine partendo dall’inizio significa sempre dover fare i conti con la pazienza di saper aspettare e la fiducia di non essersi perduti.
Durante il 2011, l’Italia ha scoperto di essere un paese vecchio, arretrato, con un’economia fragile ed un peso politico internazionale decisamente sopravvalutato. Anzi, non fosse stato per l’esistenza di Grecia e Portogallo, l’Italia avrebbe scoperto di esser diventata un problema per molti. Per moltissimi.
Come soluzione, il Paese si è dato un governo non eletto – un governo fatto di personaggi che possono permettersi di essere i migliori perché hanno due qualità fondamentali: il fatto (mi auguro) di godere della fortuna di governare per non essere rieletti ed un miscuglio di preparazione ed esperienza che li rende, se non i migliori, comunque migliori di tanti altri.
Ora, però, tocca a tutti noi essere realisti.
Il compito che abbiamo affidato a questo manipolo di non-eletti è difficilissimo ed ha bisogno di tutto il nostro supporto. Vogliamo che salvino il Paese? Allora diamogli fiducia, aiutiamoli, crediamo in loro.
E ricordiamoci che salvare un Paese – perché alla fine è questo che vogliamo che facciano - richiede sacrifici enormi da parte di tutti, anche da parte di chi li stava già facendo. Che la vita non è né più né meno ingiusta di quanto non lo siamo noi tutti i giorni.
#2 Avere davvero fiducia nei giovani
Ad un certo punto del 2012 avrò trent’anni. Minzega, trent’anni.
Trent’anni che mettono insieme una quantità irricordabile di esperienze, sensazioni, profumi, studi, lavori, viaggi, visi, passaporti, articoli, sogni (realizzati ed infranti), desideri, scoperte, lacrime, bottiglie vuote, pannolini pieni, libretti delle giustificazioni fasulli, scioperi, fallimenti, baci rubati, baci appassionati, anelli al dito, amici, città, tramonti..
Insomma, trent’anni che fanno di me un uomo. Come tutti gli altri uomini della mia età.
Quello che mi piacerebbe, nel 2012, sarebbe che anche voi tutti vi preparaste a considerare un trentenne come un uomo. Come nient’altro che un uomo.
Ed ad avere in lui la fiducia che si ha negli uomini.
Se una sbornia di realismo è un requisito fondamentale per salvare il Paese, allora restituire alla generazione di giovani uomini la fiducia che meritano deve essere un imperativo per tutti.
Se voi padri avete lavorato duramente per costruire tutto quello che abbiamo, oggi dovete fare un ultimo enorme sforzo: dovete riuscire a credere in noi.
Perché, in fondo, anche dentro a quei mocciosi che una volta passeggiavano per casa odiando tutto e tutti si può nascondere qualcosa di buono. Basta avere fiducia.
#3 Dare agli anziani quello che si meritano
Il titolo suona orribile, lo so. Eppure il significato no – perché il significato è esattamente l’opposto di quello che sembra.
Per il 2012, vorrei che chi ha ancora dei nonni li andasse a trovare. Che riuscisse a farli parlare. E non delle previsioni del tempo. Ma della loro vita.
Vorrei che tutti noi ci sforzassimo di conoscere i nostri genitori per provare finalmente a scoprire quali fossero i loro sogni alla nostra età. E quali i loro rimpianti.
Per sapere sotto quale portone abbiano dato il primo bacio ed in quale letto abbiano per la prima volta dormito accanto ad una donna, accanto ad un uomo. Come abbiamo fatto anche noi.
E poi vorrei che fossimo anche capaci di fare lo stesso con la nostra vita, raccontando tutto quello che non sanno di noi, quello che per qualche inspiegabile motivo abbiamo sempre voluto tenere nascosto.
Un giorno non ci saranno più, un giorno noi non ci saremo più. Usiamo questo cavolo di anno per conoscere veramente chi siamo stati. Ed arriveremo al 2013 con un rimpianto di meno.
#4 Cominciare a credere nell’Unione Europea
L’Unione non esiste solo tra Bruxelles e le pagine dei giornali: esiste nella nostra vita di tutti giorni, basta volerlo capire per riuscire ad accorgersene.
Smettiamola di guardare gli altri con sospetto, di credere in differenze che non esistono, di crederci migliori di chi – a sua volta – pensa di essere migliore di noi. È un gioco inutile che non porta nulla di buono.
Iniziamo a considerare chi vive a Berlino, a Lisbona, ad Helsinki semplicemente come un vicino di casa. Un vicino un po’strano sagari – ma comunque un vicino che potrebbe valer la pena conoscere.
Smettiamo di aver paura di imparare gli uni dagli altri ed accorgiamoci, finalmente, di esser riusciti a creare un Unione di Stati potenzialmente meravigliosa che ha bisogno soltanto di una cosa per realizzarsi: il nostro impegno.
#5 Rinnovare la classe politica italiana
Angelino Alfano che fa l’occhiolino ai giovani giochicchiando ostinatamente con un iPad davanti alle telecamere di Ballarò è un segnale (sbagliato) di un modo (sbagliato) di interpretare la politica moderna.
Basta con Berlusconi. Basta con Bossi, con Casini, con Fini. E basta anche con Prodi, con Bersani, con Fassino e con D’Alema.
Negli ultimi 20 anni il mondo è cambiato ad una velocità impressionante, non facciamo finta che non sia successo nulla.
Il mercato del lavoro è completamente nuovo, l’educazione non può più essere la stessa, le divisioni sociali di tutti i Paesi non sono più quelle di metà Novecento – adeguiamoci.
Se pensiamo che le elezioni del 2013 possano essere quelle di una nazione proiettata in avanti, allora facciamo il possibile perché questo succeda davvero. Adeguiamoci.
Ci saranno pure dei giovani validi in grado di fare politica in Italia, no?
Ecco. Allora, che il 2012 sia il loro momento.
[La lista completa dei propositi la trovate sul mio blog su Tiscali]