Partito un nuovo blog per la nuova avventura

Se da una parte questo spazio rimane quello “ufficiale” da usare in italiano per sparare bordate su cose che non mi riguardano e che, almeno secondo alcuni, nemmeno capisco tanto bene – la nuova avventura maltese la racconto in inglese su Malta Connection: Living in Malta.

A brevissimo una serie di domande / risposte sui motivi che mi hanno spinto così a Sud dopo esser arrivato così a Nord.

Au revoir.

Indietro non si può più tornare

Come da tradizione – tradizione abbastanza cretina che speravo di essermi ormai lasciato alle spalle – l’estetica del blog cambia per segnalare l’ennesimo cambiamento importante, l’ennesimo cambiamento di residenza, carta d’identità, etc. etc.

Tra 12 giorni vado via dall’Estonia. E quando riesco a farmi passare quel nodo allo stomaco che non fa uscire le parole, magari riesco a raccontare pure il perchè.

Chi ha paura della Rivoluzione del Loden Non Ne Ha Mai Avuto Uno

La prima volta che ho messo un loden sopra il maglione avrò avuto sì e no una tredicina d’anni. Ridicolo, potreste dire voi con tutte le ragioni del mondo. Scelta inevitabile, vi risponderei io subito dopo.

Perché le prime cravatte ho cominciato ad averle attorno al collo che di anni ne avevo sette o forse otto. Perché i pantaloni di velluto scuro mi si sono stretti alle gambe quando la scuola media era ancora un miraggio e quando la mia testa reagiva allo stesso modo alla conquista (titanica) del completamento di un album di figurine Panini ed all’idea di aver convinto i miei genitori a comprarmi il mio primo abito a righine bianco azzurre. Un abito da gagà. Per un gagà di otto anni. Lo ricordo come fosse ora.

Il mio primo loden, come accade a tutti quelli che si mettono un loden sulle spalle per la prima volta, non era “propriamente” mio. Era più un ricordo dei tempi in cui mio padre pesava quello che pesava e poteva permettersi di indossare lunghissimi cappotti che sarebbero stati – con effetti comunque clowneschi e disastrosi – adatti anche ad un ex piccolo gagà alle soglie di un’adolescenza tanto noiosa da essersi lentamente accumulata sugli scaffali di interminabili librerie.

Lungo, verde, costruito con un tessuto malandrino in grado di regalargli il peso di cento chili in soli pochi millimetri di spessore, il mio primo loden è stato il simbolo di un passaggio tra quello che era mio padre e quello che si sperava diventassi anche io. Come se per diventare un bravo medico e magari ad un certo punto (ma non subito) ricominciare la solita strada politica già percorsa da qualcun altro bastasse semplicemente scambiarsi gli abiti. Come se un loden fosse tutto quello di cui avevamo bisogno per essere sicuri avrei provato a rendere questo mondo un po’migliore.

***

I fatti, purtroppo, non sono andati esattamente come pensavamo negli anni in cui il numero dei capelli in testa superava quelli della barba sul viso ed io non sono diventato un bravo dottore né un bravo politico. Loden a parte, pare che del primo non avessi stoffa né qualità. Ed il secondo, mi hanno insegnato per le strade di Castello, non aveva possibilità di esistere senza il primo. Che i politici di professione non esistono.

-Sì che esistono! Piangevo io.
- Va bene, esistono. Ma non tu. Tu, prima, ti devi trovare un lavoro serio e dimostrare di saper fare qualcosa. Mi rispondevano.

Al che, non ho avuto scelta. Se “o politica o morte” doveva essere, tanto valeva nascondere il loden dentro l’armadio e partire.

Così sono andato via.

***

[Il seguito lo trovate sulle pagine del mio blog su Tiscali]

10 propositi (irrealizzabili) per rendere il 2012 un anno memorabile

#1 Smettere di non essere realisti

Non siamo a metà strada. Non siamo nemmeno ad un terzo della strada: siamo all’inizio. E, purtroppo, raggiungere la fine partendo dall’inizio significa sempre dover fare i conti con la pazienza di saper aspettare e la fiducia di non essersi perduti.

Durante il 2011, l’Italia ha scoperto di essere un paese vecchio, arretrato, con un’economia fragile ed un peso politico internazionale decisamente sopravvalutato.  Anzi, non fosse stato per l’esistenza di Grecia e Portogallo, l’Italia avrebbe scoperto di esser diventata un problema per molti. Per moltissimi.

Come soluzione, il Paese si è dato un governo non eletto – un governo fatto di personaggi che possono permettersi di essere i migliori perché hanno due qualità fondamentali: il fatto (mi auguro) di godere della fortuna di governare per non essere rieletti ed  un miscuglio di preparazione ed esperienza che li rende, se non i migliori, comunque migliori di tanti altri.

Ora, però, tocca a tutti noi essere realisti.

Il compito che abbiamo affidato a questo manipolo di non-eletti è difficilissimo ed ha bisogno di tutto il nostro supporto. Vogliamo che salvino il Paese? Allora diamogli fiducia, aiutiamoli, crediamo in loro.

E ricordiamoci che salvare un Paese  – perché alla fine è questo che vogliamo che facciano -  richiede sacrifici enormi da parte di tutti, anche da parte di chi li stava già facendo. Che la vita non è né più né meno ingiusta di quanto non lo siamo noi tutti i giorni.

#2 Avere davvero fiducia nei giovani

Ad un certo punto del  2012 avrò trent’anni. Minzega, trent’anni.

Trent’anni che mettono insieme una quantità irricordabile di esperienze, sensazioni, profumi, studi, lavori, viaggi, visi, passaporti, articoli, sogni (realizzati ed infranti), desideri, scoperte, lacrime, bottiglie vuote, pannolini pieni, libretti delle giustificazioni fasulli, scioperi, fallimenti, baci rubati, baci appassionati, anelli al dito, amici, città, tramonti..

Insomma, trent’anni che fanno di me un uomo. Come tutti gli altri uomini della mia età.

Quello che mi piacerebbe, nel 2012, sarebbe che anche voi tutti vi preparaste a considerare un trentenne come un uomo. Come nient’altro che un uomo.
Ed ad avere in lui la fiducia che si ha negli uomini.

Se una sbornia di realismo è un requisito fondamentale per salvare il Paese, allora restituire alla generazione di giovani uomini la fiducia che meritano deve essere un imperativo per tutti.

Se voi padri avete lavorato duramente per costruire tutto quello che abbiamo, oggi dovete fare un ultimo enorme sforzo: dovete riuscire a credere in noi.

Perché, in fondo, anche dentro a quei mocciosi che una volta passeggiavano per casa odiando tutto e tutti si può nascondere qualcosa di buono. Basta avere fiducia.

#3 Dare agli anziani quello che si meritano

Il titolo suona orribile, lo so. Eppure il significato no – perché il significato è esattamente l’opposto di quello che sembra.

Per il 2012, vorrei che chi ha ancora dei nonni li andasse a trovare. Che riuscisse a farli parlare. E non delle previsioni del tempo. Ma della loro vita.

Vorrei che tutti noi ci sforzassimo di conoscere i nostri genitori per provare finalmente a scoprire quali fossero i loro sogni alla nostra età. E quali i loro rimpianti.

Per sapere sotto quale portone abbiano dato il primo bacio ed in quale letto abbiano per la prima volta dormito accanto ad una donna, accanto ad un uomo. Come abbiamo fatto anche noi.

E poi vorrei che fossimo anche capaci di fare lo stesso con la nostra vita, raccontando tutto quello che non sanno di noi, quello che per qualche inspiegabile motivo abbiamo sempre voluto tenere nascosto.

Un giorno non ci saranno più, un giorno noi non ci saremo più. Usiamo questo cavolo di anno per conoscere veramente chi siamo stati. Ed arriveremo al 2013 con un rimpianto di meno.

#4 Cominciare a credere nell’Unione Europea

L’Unione non esiste solo tra Bruxelles e le pagine dei giornali: esiste nella nostra vita di tutti giorni, basta volerlo capire per riuscire ad accorgersene.

Smettiamola di guardare gli altri con sospetto, di credere in differenze che non esistono, di crederci migliori di chi – a sua volta – pensa di essere migliore di noi. È un gioco inutile che non porta nulla di buono.

Iniziamo a considerare chi vive a Berlino, a Lisbona, ad Helsinki semplicemente come un vicino di casa. Un vicino un po’strano sagari – ma comunque un vicino che potrebbe valer la pena conoscere.

Smettiamo di aver paura di imparare gli uni dagli altri ed accorgiamoci, finalmente, di esser riusciti a creare un Unione di Stati potenzialmente meravigliosa che ha bisogno soltanto di una cosa per realizzarsi: il nostro impegno.

#5 Rinnovare la classe politica italiana

Angelino Alfano che fa l’occhiolino ai giovani giochicchiando ostinatamente con un iPad davanti alle telecamere di Ballarò è un segnale (sbagliato) di un modo (sbagliato) di interpretare la politica moderna.

Basta con Berlusconi. Basta con Bossi, con Casini, con Fini. E basta anche con Prodi, con Bersani, con Fassino e con D’Alema.

Negli ultimi 20 anni il mondo è cambiato ad una velocità impressionante, non facciamo finta che non sia successo nulla.

Il mercato del lavoro è completamente nuovo, l’educazione non può più essere la stessa, le divisioni sociali di tutti i Paesi non sono più quelle di metà Novecento – adeguiamoci.

Se pensiamo che le elezioni del 2013 possano essere quelle di una nazione proiettata in avanti, allora facciamo il possibile perché questo succeda davvero. Adeguiamoci.

Ci saranno pure dei giovani validi in grado di fare politica in Italia, no?

Ecco. Allora, che il 2012 sia il loro momento.

[La lista completa dei propositi la trovate sul mio blog su Tiscali]

 

Follia 2011: Le ricerche più assurde che hanno portato su questo sito

Tempo di riepiloghi e bilanci. E, perchè no, pure di qualche risata.

Ecco voi (alcune) delle ricerce più strane che – in qualche modo – vi hanno fatto finire sul mio blog. Mah.

Vai con le keywords!

  • racconti di sodomia
  • unghie spezzate
  • henry coglione
  • perchè la colpa collettiva non è più peccato.?….perchè il peccato collettivo non è piu peccato??
  • puritana porno
  • la moglie di giovanni Angioni
  • angioni giovanni dichiarazione dei redditi
  • voglia di scrivere
  • fantolismo
  • giovanni angioni figlio di sindaco
  • sodomia incidenti
  • chinotto praga
  • come fuggire dall’italia 2011
  • questa vittoria è un po’ una sconfitta
  • fegato ingrossato ..perche??
  • tette stampa
  • fegato ingrossato e caffe
  • racconti di ordinaria sodomia
  • infradito rotto
  • scuoiamento pecore
  • siamo in cacca
  • “signorina sodomita”
  • il partito della gnocca giovanni angioni
  • culi bellissimi
  • padre lutzu
  • termosifone sempre caldo
  • sodomia sterie

Adinolfi “Se la Pecora Viene Scuoiata, Allora Non Dà Più Lana”

Intervista esclusiva a tutto campo con Mario Adinolfi: ex Full Tilt che ci parla di politica, di poker e della difficoltà di cambiare l’Italia.

Cercando di approfittare di un’amicizia nata ai tempi del suo blog su PokerListings – l’interessantissimo “Il Poker Secondo Adinolfi -, abbiamo provato a fare una chiacchierata molto informale con Mario Adinolfi, politico in quota PD, giornalista, blogger e –come è logico che sia per un articolo di PokerListings – anche giocatore di poker.

42 anni compiuti lo scorso agosto, barba incolta ( ma non troppo) che fa abbastanza intellettuale e provocazione sempre in canna, Adinolfi è paragonabileo ad uno di quei meravigliosi personaggi di Nanni Moretti che vivono per rappresentare il titanico sforzo tutto italiano di una generazione che vorrebbe cambiare un paese tu, con ironia, lo sforzo di una generazione che prova a cambiare l’incambiabile: l’Italia.

Come sempre, la chiacchierata con Mario è stata di quelle interessanti e ricche di spunti di riflessione. Scopriamo insieme perchè.

[G.A] Poco più di due anni fa, il poker italiano ha provato a “fare politica” protestando contro la messa al bando del poker live e conducendo una battaglia (probabilmente) rovinata dal fatto che qualcuno ha agito più per cercare visibilità personale che per tutelare l’interesse collettivo.  [ Mamma mia, mi sembra di parlare dell’ex governo…]

Tu hai provato a metterci del tuo creando la “Italian Poker Players” per – cito dal manifesto: “ rappresentare le istanze dei pokeristi sul territorio, dar loro peso nel rapporto con le istituzioni, “sindacalizzare” noi clienti delle poker room per far sì che non ci si considerassero solo “mucche da mungere”. Peccato che nel frattempo la sua pagina su Facebook sia destinata all’archiviazione perchè non più in uso.

Che è successo?

[M.A.] Magari ci fosse stato qualcuno che avesse seriamente ricercato almeno l’interesse personale. Invece, semplicemente, non è successo nulla. Il movimento pokeristico italiano non sa rappresentarsi, né a livello collettivo né sul piano delle individualità più brillanti.

L’esito inevitabile è uno Stato che tratta i giocatori come pecore da tosare attraverso il rasoio affilato di Aams e soprattutto delle poker room. Devono sapere che però se la pecora invece di essere tosata viene scuoiata, poi non dà più lana.

Sì Italian Poker Players è stato un tentativo di sindacalizzazione del movimento dei giocatori, che però è andato ad infrangersi sull’assenza delle caratteristiche minime necessarie alla creazione di un’associazione realmente incisiva: unità di intenti, disponibilità all’impegno, continuità di azione.

Ognuno, poi, finisce per pensare solo ai tavoli da aprire per grindare o al prossimo torneo live da giocare. Non mi arrendo però. La pagina Ipp la considero in stand-by, non è un’esperienza archiviata.

Le motivazioni della mobilitazione sono ancora lì, tutte le questioni che ponevamo sono rimaste irrisolte. Mi riferisco in particolare al tema del live e della tassazione dei giocatori.

[Continua su PokerListings Italia]

Mentre Noi Festeggiavamo il Cambiamento, Voi Avete Perso una Bellissima Occasione

La prigione di Patarei - senza dubbio uno dei posti più belli di Tallinn. Da come l'hanno lasciata in "abbandono controllato", sembra l'Italia.

La prigione di Patarei - senza dubbio uno dei posti più belli di Tallinn. Da come l'hanno lasciata in "abbandono controllato", sembra l'Italia.

Scrivere dell’Italia è diventato difficile come riuscire a fotografare lo stato dello spread (d’accordissimo con Andrea Tramonte – unica e vera parola dell’anno): nemmeno il tempo di premere il grilletto di una macchina fotografica che, pùm! Tutto nuovamente cambiato. Magari neanche in meglio, eh.

Mentre oggi preparavo delle domande per un’intervista al giornalista oversize in quota PD Mario Adinolfi tenendo in sottofondo l’attesa per le nomine del governo Monti, mi è venuto quasi naturale chiedere una cosuccia sulla quale mi piacerebbe discutere con più persone.

Quoto la domanda (non cercate l’intervista, per ora esiste solo nel mio computer): “Ricambio generazionale, ggiovani, innovazione, rottamazione – tutte cose molto interessanti che spesso, almeno in Italia, finiscono sul tuo nome. Tra la fondazione di The Week (il giornale online degli italiani nati dopo il 1970), il tuo nuovo progetto Citofonare Adinolfi e certi occhiolini ammiccanti a Renzi riesci a dare sempre l’impressione di un cambiamento epocale imminente.

Però, poi, alla fine l’Italia si affida (contentissima) a Mario Monti, la Juventus ricomincia a vincere il campionato e Bersani fa al massimo un risvolto in più alle maniche della camicia. Perché è così difficile cambiare l’Italia?

***

Una settimana fa, a Tallinn, è arrivato l’inverno. La mattina il cielo è scuro, la notte il cielo è scuro, presto pure il pomeriggio il cielo sarà scuro. Qui il detto “gente allegra, il ciel l’aiuta” non esiste. Perchè qui il ciel, in genere, riesce solo a mettere tristezza. Difficile che aiuti qualcuno.

Una settimana fa, a Tallinn, l’inverno ha raffreddato l’aria al punto che per qualche ora questa non è più riuscita a muoversi ed è caduta a terra ricoprendo la città con un sottilissimo lenzuolo biancastro che nemmeno si riusciva a tenere in mano senza farlo scomparire.

È stato un giorno bellissimo.

 Il cielo si è illuminato per qualche ora per aiutare tutti i colleghi cittadini ad ammirare al meglio il senso più profondo di quello che stava accadendo: l’essenza del passaggio di consegne che ogni anno vede le foglie gialle dell’autunno inchinarsi davanti all’austerità della neve invernale.

È stato un giorno di cambiamento, e quel giorno a Tallinn tutti ci siamo sentiti un po’meglio. Tutti abbiamo celebrato il rituale del cambiamento – contenti di non essercelo fatto scippare da spread e PIL.

Quello che non è successo, però, è stato che qualcuno sia uscito da casa per mandare a cagare l’autunno. Per sollevare il dito medio al vento e lanciare delle monetine contro le nuvole che ci hanno annoiato per settimane con una pioggia che se fossimo stati a Genova…vabbè.

Non lo hanno fatto quelli che in autunno hanno perso il lavoro, non lo hanno fatto quelli che si sono ammalati e neppure quelli che hanno scoperto di mogli infedeli o di figli resi delinquenti dalla necessità. Che io sappia non lo hanno fatto nemmeno le puttane. Che pare siano tra le più colpite dall’inflazione post euro.

***

Negli stessi giorni, in Italia, è finalmente arrivato il venticello (artificiale?) della Primavera Araba e Berlusconi ha finito per scivolare da solo in una profonda fossa scavata in quasi vent’anni di umiliazioni e bugie. Una fossa abbastanza profonda, capirete bene.

Negli stessi giorni dunque, l’Italia, ha finalmente avuto la possibilità di celebrare un cambiamento atteso da quasi vent’anni ed arrivato per la decisiva ammissione di incapacità di un’intera classe politica che ha avuto il buon gusto di cedere il passo dicendo “vabbè – ora servono scelte serie e ci facciamo da parte. Ci vediamo quando si può ricominciare a scherzare”.

A vederla da qui, credetemi, è stata la più grande liberazione degli ultimi 150 anni.

Un’intera classe politica getta la maschera ed ammette di non avere la più minima possibilità di risolvere i problemi del Paese. Tutti meno uno (al quale le malattie hanno chiaramente bruciato il cervello da anni) d’accordo sul fatto di dover saltare il turno per mettersi nelle mani di qualcuno più intelligente. Qualcuno di più bravo. C’est la meritocrazia, baby! Ora tocca a chi lavora!

Il mondo diventa bellissimo e, chissà, magari qualcuno ricomincerà pure a fare scontrini. Mai mettere limiti alla provvidenza.

***

Ecco, ora pensateci solo per un momento. Solo per il tempo di finire questo post.

Mentre a Tallinn ci rallegravamo come bambini per l’arrivo dell’inverno festeggiando un cambiamento tanto sorprendente quanto il fatto di provare dolore schiacciandoci un dito con una testata, voi – in Italia – che facevate?

Avete avuto l’occasione che aspettavate da vent’anni, avete visto la meritocrazia salire al governo senza neppure dover passare dalla perdita di tempo delle elezioni, avete avuto la possibilità di fare l’amore per strada e sognare di svegliarvi tra cinquant’anni al fianco di qualcuno che da principio aveva scelto di festeggiare proprio come voi…e…cosa avete fatto?

Pensateci.

Per anni ho combattuto a modo mio il signor Berlusconi.

Sicuramente non ho fatto abbastanza perché – e non l’ho mai nascosto – io sono fondamentalmente un vigliacco. Non faccio mai niente – scrivo. Al massimo convinco qualcuno a fare qualcosa. Ma io non faccio mai niente: parlo e basta.

E di quel dittatorucolo di un metro è mezzo con il cuore troppo vicino al buco del c**o ne ho detto parecchie. La maggior parte delle volte usando metafore poco eleganti. Offensive perfino.

Eppure l’ho fatto perché avevo nella testa e nel cuore un’idea di bene comune che credevo lui minacciasse ogni giorno, non per odio personale.

Ho odiato il suo uccidere la Politica, non il suo respirare ed avere un cuore pulsante esattamente come il mio cane e me.

Ho voluto la fine di Berlusconi come politico, non di Berlusconi come uomo. Che per me, come uomo, Berlusconi conta infinitamente meno del più noioso dei Testimoni di Geova – si, anche in Estoni, anche a -20 sono sempre vestiti allo stesso modo – figurarsi se ho tempo da perdere con lui.

Eppure molti di voi no, molti di voi non sono riusciti a pensarla così. Avrete avuto le vostre ragioni. Ora però tocca alle mie.

Molti di voi sono riusciti ad attaccare anche durante i festeggiamenti, dimostrando di non essere migliori del peggio. Di non esser per nulla diversi da quel peggio che insultavano una settimana fa come durante gli ultimi venti lunghissimi anni.

***

Non so cosa farà Monti. Ho fiducia in lui ma mi spaventa l’idea che il cambiamento venga gestito da un governo che ha un’età media di sessantaquattro anni è quattro mesi. Mi spaventa che lo sviluppo sia deciso da una gerontocrazia e da un banchiere. Ma posso farci poco.

Mi ha spaventato già abbastanza l’aver scoperto come quell’Italia dalla quale mi aspettavo potesse arrivare il cambiamento non sia poi così tanto diversa da quella che abbiamo sognato di aver la possibilità di cambiare.

Per anni abbiamo speso tanto tempo a giudicare e criticare gli atteggiamenti dell’ex primo ministro e dei suoi discepoli. Ed avevamo perfettamente ragione – intendiamoci.

Forse, però, se avessimo speso qualche minuto pensando anche ai nostri di atteggiamenti, forse allora saremmo riusciti ad essere un po’diversi. Un po’migliori.

Perché una settimana fa, quando si è trattato di mettere in piazza quella superiorità morale che per tanti anni abbiamo pensato di avere…beh, credetemi, abbiamo fatto solo l’ennesima figuraccia.

Esattamente come lungo tutti gli ultimi venti anni.

“il partito della gnocca”. Spero un giorno possa pagare anche per questo.

Tra le cose per le quali non finirò mai di ringraziare i miei genitori, c’è senza dubbio l’educazione che sono riusciti ad offrirmi. Il concetto di rispetto che hanno fatto in modo entrasse nella mia testa marchiando a fuoco la mia mente.

Sono cresciuto “girandomi dall’altra parte” durante le scene di sesso in televisione, evitando di avvicinarmi alla parte più nascosta dell’edicola , quella dei giornaletti porno , come se non mi interessasse per niente, guardando le donne negli occhi e mai nel seno o nel fondoschiena. Anche al mare. E chi vive in una città di mare sa perfettamente quanto possa essere difficile.

Non sono un puritano, non lo sono mai stato. Non ho mai pensato che l’unione tra due corpi – quale che fosse il loro sesso – fosse disgustosa. Anzi.

Crescendo ho imparato ad apprezzare la misteriosa bellezza di un corpo femminile. Ne ho fatto una Chiesa da santificare ogni giorno. Vestito, svestito, che importa. Quello che importa è la Donna al suo interno.

Mai, in vita mia, ho trovato meraviglie degne di una simile ammirazione. Capolavori originali dei quali pure le migliori tra tutte le opere d’arte non sono che misere riproduzioni.

Non sono un puritano. Credetemi, non mi capita spesso di fare cose da puritano. Solo a pensare a me come un puritano mi vien da ridere. Risate poco puritane.

Però non sono nemmeno un animale.

O meglio sono un animale, ma sono anche un uomo. E come tale lavoro sempre duramente per piegare al mio volere la parte più drammatica della mia natura, per soddisfare la sete che il mio cervello ha di dominare quegli istinti che sono nati con me il giorno in cui il mio cuore ha incominciato a battere.

Non sono una persona speciale. Sono solo un uomo che combatte contro la sua stessa natura. Come tutti gli altri.

Sarà stata probabilmente l’influenza di chi ho avuto intorno nei momenti più delicati della mia formazione ma, nonostante io viva con intorno delle donne di una bellezza impressionante, io non penso mai di uscire di casa nudo e mostrare, magari con compiacimento, quale effetto la loro estetica abbia sul mio corpo.

Sarei un pazzo. Sarei un animale.

Mancherei di rispetto a quella straordinaria Chiesa che tanto amo rispettare, quel corpo che diventa immensamente bello grazie a quello che gli si nasconde dentro. Che lo fa muovere. Che gli regala quanto di più bello questi possa chiedere: un’anima da santificare.

La santificazione richiede rispetto. Il rispetto richiede preparazione e sforzi. La preparazione mi è stata offerta, gli sforzi stanno a me. Ed io provo a fare del mio meglio.

***

Un giorno, probabilmente, avrò la responsabilità di esser padre. Delle volte ci spero pure.

Tutte le volte che ci penso, però, mi prende un nodo alla gola tale che alla fine mi viene paura.

Paura di non essere in grado di farlo, di non poter avere quella forza che hanno avuto i miei genitori per insegnarmi quella virtù fondamentale che è il rispetto. Paura di essere troppo debole rispetto a quello che mi sta scavalcando. Rispetto a quegli assassini del buonsenso che oggi continuano ad avere la sfrontatezza di non stare zitti.

Oggi un uomo, un padre, un vecchio al quale un intero popolo ha messo sulle spalle la responsabilità di esserne la sua guida, ha detto di voler fare il “partito della gnocca”. Pare scherzando. Che importa.

Oggi un uomo, seguito a ruota da una banda di parolai pericolosissimi, ha messo a nudo il disastro morale di una nazione guidata da un uomo senza rispetto. Un uomo volgare. Un uomo che ha fatto della profanazione di quella bellissima Chiesa che mi sorprende ogni giorno un arma strappa sorrisi.

Oggi un uomo, quel maledetto uomo, mi ha fatto capire quanto sia grave quello che ha fatto. Perchè non ha solo rovinato il mio presente. Ha fatto molto peggio.

Spero sinceramente un giorno potrà finire per pagare per tutto quello che ha fatto. Che io, per quel giorno, ho già messo in programma di spegnere il mio cervello e lasciare che i miei istinti possano finalmente correre liberi. E divertirsi con lui.

I DDL a Volte Nascondono Condanne a Morte. In Italia, Ovviamente

Il mio precedente intervento pubblicato nelle pagine di questo blog ha avuto un discreto successo. Me ne compiaccio. So che qualcuno lo ha addirittura stampato per farlo leggere a chi, in questo spazio, non rischia di capitarci neppure per sbaglio. Una buona soddisfazione, insomma.

Peccato però che quel successo sia probabilmente destinato a diventare non più di un amaro saluto dedicato a tutti i lettori che mi hanno accompagnato negli ultimi mesi perché, come si dice in questi casi, “Signori! Si chiude.”  Grazie allo straordinario DDL Intercettazioni tanto voluto dal vostro governo (perché senza dubbio fondamentale non per proteggerne il capo supremo, ma per risolvere i guai economici dell’Italia), questo blog è costretto a smettere di esistere grazie alla perentoria condanna a morte contenuta nelle (improponibili in qualsiasi altra nazione del mondo occidentale) righe del comma 29 che vi riporto pari pari come sono state pensate.

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.” Volete capire cosa significa? Benissimo. Ora provo a spiegarvelo prendendo proprio l’ultimo post che a tanti è piaciuto e provando a “metterlo a norma” quasi fosse una presa di corrente elettrica.

***

Ricominciare è difficilissimo. Devo provare a non dimenticarmelo perchè quella che mi sta attaccata alla schiena è una sensazione perfetta per essere usata in un certo tipo di metafore. Purtroppo rimane solo da sperare che la memoria non faccia scherzi e non ricominci quel suo maledetto incessante processo di idealizzazione del passato che fa costantemente volare via dalla mente tutti quei pensieri che mi hanno accompagnato nelle avventure delle ultime settimane.

Settimane di colpevole assenza dal blog ma anche di consapevole ricerca di sé. Di cammino per provare a capire quello che è stato, quello che è e come si possa cambiare quello che sarà per fare in modo che sia sempre più simile a quello che si vorrebbe. Settimane complicatissime, insomma.  Prima di tutto, due settimane in Sardegna. Perchè non penso possa esistere modo migliore per cominciare l’avventura che partendo dalle origini.

Dal parcheggio caotico di piazza Indipendenza che ormai  fa dimenticare a tutti il profumo del tufo di Castello ai culurgiones che hanno venduto il sapore delle mani della nonna per  quello del cellophane del supermercato.

[Riceviamo e pubblichiamo] Gent.Mo Signor Angioni, mi chiamo *** **** e lavoro per Nonna *** nel dipartimento che si occupa della pasta fresca. La prego di pubblicare queste mie righe perché considero la sua affermazione lesiva dell’immagine del gruppo di cui faccio parte e del mio stesso lavoro, dal momento che i culurgiones impacchettati nel cellophane sono assolutamente identici a quelli che lei dice essere “della nonna”. I nostri culurgiones sono fatti seguendo antiche ricette e procedure che garantiscono sempre igiene e freschezza.

Insomma, due settimane in Sardegna per capire come stia andando il processo di modernizzazione di un’Isola che vedo da lontano, giudico dalla mia scrivania ma che spesso rischio di lasciarmi sfuggire completamente di mano. E le impressioni sono state tantissime: molte negative, alcune pessime, altre inspiegabili.

[Riceviamo e pubblichiamo] Gent.Mo Signor Angioni, sono un’impressione della sua mente e devo dire di essere un po’ stanca delle sue parole. Lei mi fa sempre sembrare triste e noiosa: ma perché non dice mai che le impressioni possono essere anche positive?

Tra le negativeci metto la prima telefonata origliata al tavolino di un bar, quella in cui una ragazza chiedeva ad un amico di prestarle qualcosa per arrivare a fine mese. “Che ci sono l’assicurazione e l’affitto da pagare e penso di non farcela.”

[Riceviamo e pubblichiamo] Gent.Mo Signor Angioni, Le scrivo a nome della mia compagnia assicurativa. Dal suo post sembra che le assicurazioni siano uno dei motivi che impedisce ai cittadini di arrivare alla fine del mese. Posso pregarla di pubblicare la mia nota in modo da spiegare come lei abbia usato “l’assicurazione” soltanto per fare un esempio?

Elemosina moderna che ipocritamente mascheriamo sotto la nobiltà di sostantivi come amicizia o solidarietàma che mi è sembrata strisciare ovunque. Dai tavoli dei caffé del centro a quelli di piazza Savoia, diventata ormai una specie di miscuglio tra una nuova Versailles pronta a mettere in vetrina la “classe dirigente” cagliaritana 2.0ed una corte dei miracoli affollata da chi spera che passeggiare tra le Ichnusa più intellettuali del globo possa far diventare automaticamente più intelligenti. Avvilente.

[Riceviamo e pubblichiamo] Gent.Mo Signor Angioni, le scrivo dall’assessorato alla cultura del Comune di Cagliari: ma cosa è sta roba della classe dirigente 2.0 che crede di essere chissà cosa? Ma si rende conto che quello che dice è le-si-vodella nostra immagine? Allegato alla mia email trova in comunicato stampa che la prego di pubblicare in-te-gral-men-te! nel rispetto del DDL intercettazioni, comma 29.

***

Mi fermo qui. Nonostante stessi provando a tenere un tono ironico, mi è venuta voglia di piangere. .

Carissimi amici, pazientissimi lettori, fate qualcosa. Dopo avervi tolto quel bellissimo piacere che il gusto del domani deve essere per tutti, questi vigliacchi vi stanno oggi togliendo pure quello che era sopravvissuto della vostra dignità. Vi stanno togliendo il diritto di avere un’opinione. Il sacrosanto diritto di far circolare opinioni.

Ribellatevi, fate magari anche cose che in questo spazio non posso scrivere che altrimenti mi mettono una multa, ma fate qualcosa – perché qui vi stanno davvero uccidendo nel modo più umiliante possibile: sputandovi addosso mentre voi continuate a far finta di niente magari perché non volete essere i primi a parlare.

Non lasciate che questo manipolo di prostitute, nani e uomini in vendita senza uno straccio di cultura possa continuare a decidere per voi. Dimostrate di non meritarvelo. Io, per quello che conta, faccio quello che il mio orgoglio di emigrato disgustato mi impone: ora che è arrivata la condanna a morte, io non aspetto che qualcuno venga ad eseguirla. Meglio il suicidio che le dita sudicie di quegli sciacalli.

Addio, è stato un piacere.

Click.

[Riceviamo e Pubblichiamo (postumo)] Gentilissimo Amministratore del blog, le scrivo queste righe a nome dell’Associazione Boia Italiani. Ma le pare possibile che l’Autore definisca “SUDICIE” le dita dei miei associati? Ma, dico, scherziamo?!
Quello del boia è un mestiere di radici antichissime e rispettabili tanto quanto la (supposta) dignità del Signor Angioni, e per questo merita di essere trattato con un registro linguistico decisamente più consono. Spero lei avrà cura di pubblicare queste dichiarazioni scritte, per altro, dalle dita PULITISSIME del Presidente dell’Associazione Boia Italiani.
Cordialmente.

 [Come sempre, l'originale lo trovate su Tiscali]

Un po’ di chiarezza sulla famiglia Tapie

Politica, scandali e carcere. Oggi vi spieghiamo qualcosa sulla famiglia che si prepara a mettere le mani su Full Tilt Poker: la famiglia Tapie.

Mentre da una parte dell’Oceano gli occhi restano puntati sulle decisioni del Dipartimento di Giustizia Americano e sulle conseguenze dell’udienza londinese che ha visto Full Tilt discutere del suo futuro davanti all’ AGCC, la partita più interessante sul destino della sala la si sta giocando senza dubbio nelle stanze dell’alta finanza parigina.

Nonostante non siano pochi quelli ad aver deciso di abbandonare al proprio destino una nave apparentemente destinata ad affondare, sembra che le recenti voci di schemi, frodi e milioni di dollari sottratti agli ex giocatori della sala non siano riusciti a far scomparire l’interesse di una cordata francese pronta a rilevare il marchio di FT e cominciare la titanica impresa di riportarlo ai livelli di solo cinque mesi fa.

[Il resto è pubblicato qui: Ecco Chi Sta per Comprare Full Tilt Poker - dateci uno sguardo che è carino.]

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